Gheddafi e Chàvez: antimperialisti a confronto

Pubblicato il da giornaleproletariogarfagnino

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GHEDDAFI E CHÁVEZ: ANTIMPERIALISTI A CONFRONTO

 

Se fino a qualche mese fa Gheddafi otteneva per i suoi lucrosissimi accordi di pace imperiale, di poter girare per le strade di Roma a spese del proletariato italiano e libico, di colpo, per appassionati di dietrologia e di fantastoria, è diventato il martire dell’indipendenza e della lotta all’ultimo sangue e senza compromessi contro l’imperialismo invasore. Avendo però trovato appoggio, tra i tanti, anche dal leader della rivoluzione venezuelana, qualcuno ha pensato bene di metterli nello stesso sacco. Anzi, Chávez, ha dovuto pure beccarsi dello stalinista, dovendo accettare di stare addirittura un gradino sotto! Stavolta, questi campioni dell’analisi fallimentare, non vengono dalle file dell’estremismo o dell’incorreggibile stalinismo, ma proprio dalle nostre, da una delle innumerevoli sette troskoidi. E chi, nel panorama del troskume, poteva farsi carico di una simile idiozia se non quel partito in frantumi dell’Alternativa Comunista? Secondo costoro, l’appoggio dato a Gheddafi da Chávez è l’ulteriore prova del suo carattere stalinista, quindi antioperaio10. I compagni del Partito di Alternativa Comunista si erano già distinti per due cose davvero lodevoli: primo per descrivere al contrario il processo bolivariano: da ridistributore ad accentratore della ricchezza; secondo per aver già dato per avvenuto il trapasso in capitalismo del regime cubano. L’embargo degli Stati Uniti dev’essere evidentemente per la presenza incompatibile del comunismo negli States! Non contenti di questi due strafalcioni, di cui il primo probabilmente anche in malafede11, ora con questa hanno aggiunto il terzo.

Gli stalinisti sono famosi tra le altre cose per aver ammazzato Trotsky, sciolto la Terza Internazionale e aver eliminato praticamente tutte le elezioni libere. Chávez ha parlato più volte della necessità di una V Internazionale, ha letto La rivoluzione permanente citandola come quello che ci vuole per il Sudamerica, e ha messo al voto praticamente tutto e più volte senza un solo broglio se non dei suoi avversari, ma tutto questo non conta. Stalinista è, e stalinista resta, per la Lit dell’Alternativa Comunista!

Chávez è quello che potremmo definire un rivoluzionario borghese che si è trovato alla testa delle masse in un processo rivoluzionario. Siccome non è un puro marxista, per i compagni della Lit non bisogna appoggiarlo neanche criticamente. Bisogna star fuori dal movimento bolivariano sperando che nasca, non si sa come, al di fuori delle masse, il partito duro e puro della Rivoluzione. Ma se è così, i compagni di Alternativa dovrebbero spiegarci perché non star fuori anche dal processo rivoluzionario apertosi in Libia. In fin dei conti anche in Libia le masse hanno alla testa dei nazionalisti borghesi. Peggio, hanno dei nazionalisti compromessi con l’imperialismo. Chávez, almeno, dall’imperialismo è stato anche rovesciato. Poi per fortuna s’è rimesso in sella, ma è sempre rimasto nel mirino dell’imperialismo. E invece niente! Mentre riconoscono la rivoluzione libica, per i compagni di Alternativa Comunista in Venezuela non è in corso altro che la seconda legislatura di un ennesimo sfruttatore delle masse.

Non avendo capito niente né di Cuba né del Venezuela, il fatto che per ora ci abbiano azzeccato per chissà quale miracolo con la rivoluzione libica, significa solo che o si volgerà presto in socialista, o i compagni della Lit volteranno le spalle anche a lei.

Non è necessario ricorrere al suo improbabile stalinismo, per spiegare l’appoggio dato a Gheddafi da Chávez. Si spiega benissimo col carattere contraddittorio del processo bolivariano che sta portando avanti. In Venezuela Chávez è appoggiato in massa dal proletariato. Le indubbie riforme che ha varato sono il risultato di questo appoggio. Tuttavia, nonostante gli slogan sul Socialismo del XXI Secolo, la rivoluzione in Venezuela non è ancora stata portata a termine, e il suo ritardo comincia già a manifestare segni di involuzione. A tutt’oggi, quindi, il Venezuela è ancora un Paese capitalistico, e capitalistico è il suo modo di produzione. Questo significa che se in Venezuela Chávez poggia il suo bolivarismo parlamentare sugli operai, non appena mette il naso fuori dal suo Paese, non avendo altri operai a cui rendere conto, non può che rappresentare gli interessi del capitale venezuelano. Ed è per il capitale venezuelano che ha stretto accordi con il Rais.

Compito dei comunisti non è accusarlo di stalinismo, mettendolo immeritatamente tra il pattume della Storia, ma avvisarlo e con lui le masse che non portando a termine la rivoluzione socialista, sarà costretto prima o poi a passare nel campo della controrivoluzione anche in casa sua, esattamente come lo è già nella ex casa di Gheddafi. Non si può tenere il piede in due staffe, un po’ con le masse e un po’ coi padroni, prima o poi bisogna scegliere definitivamente. Non è il suo immaginario stalinismo a fargli appoggiare Gheddafi, ma il suo capitalismo reale!

Chávez rischia di far fallire il processo rivoluzionario avviatosi in Venezuela. Non essendo un marxista, è pieno di pregiudizi e di illusioni sulla possibilità di arrivare al socialismo in pratica per via parlamentare. Ovviamente così come non riuscirà mai per questa via, alla stessa maniera rischia di impantanare tutto il processo. Ciò però non significa che non sia, alla sua maniera, sinceramente dalla parte delle masse. Quando va in giro per il mondo a fare accordi commerciali, lui crede di farlo davvero per il progresso delle masse venezuelane. È completamente diverso dagli stalinisti che hanno dimostrato più e più volte di essere storicamente contro gli operai soprattutto nei momenti decisivi. Chávez è in buona fede, quando appoggia Gheddafi, gli stalinisti no.

 

Di Lorenzo Mortara

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