Il Capitale di Marx

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Marx e il Capitale

 

Chi tra noi, non ha mai sentito parlare di Marx e del suo Capitale? Credo veramente in pochi.

Il problema comune , quando presi dalla curiosità e dalla voglia di conoscere quest'opera, è di scoraggiarsi immediatamente messi di fronte a "quel mattone". Le reazioni sono generalmente le seguenti:"Bhè, comincerò a leggerlo domani", "Non ce la farò mai", o ancora "Ciao ciao Marx". Ed è per questo che ho deciso di pubblicare in piccole parti questo capolavoro, con l'intento di non scoraggiare il lettore, e facilitarne l'apprendimento.E quale blog può essere più adatto se non Il Giornale Proletario Garfagnino?                                                                                                                  

Vi auguro buona lettura  Ferri Alessandro.

 

Prima sezione

MERCE E DENARO

 

Capitolo primo. La merce

1. I due fattori della merce: valore d'uso e valore (sostanza di valore, grandezza di valore).                                                                                         

La ricchezza delle società, nelle quali predomina il modo di produzione capitalistico, appare come una <<immensa raccolta di merci>>  e la singola merce appare come sua forma elementare. Quindi iniziamo la nostra indagine con l'analisi della merce.  La merce è prima di tutto un oggetto esterno, una cosa che per mezzo delle sue proprietà soddisfa bisogni umani di qualunque specie. La natura di tali bisogni,p.es. che derivino dallo stomaco o dalla fantasia, non fa alcuna differenza . Qui non si tratta neanche di come la cosa soddisfi il bisogno umano, se immediatamente, come mezzo di sussistenza, cioè come oggetto di piacere, oppure indirettamente, come mezzo di produzione.               Ogni cosa utile, come il ferro, la carta, ecc., si deve esaminare da un duplice punto di vista, secondo qualità e quantità. Ciascuna di queste cose è un insieme di molte qualità e quindi può riuscire utile sotto aspetti diversi. E' compito della storia scoprire questi diversi aspetti e quindi i molteplici modi di uso delle cose, come anche la scoperta di misure sociali per la quantità delle cose utili. La diversità delle misure delle merci deriva in parte dalla diversa natura degli oggetti da misurare, in parte da convenzioni.L'utilità di una cosa fa che essa abbia un valore d'uso . Ma questa utilità non è campata in aria, è una determinazione delle qualità del corpo di una merce e non esiste senza di esso. Questo stesso corpo della merce, come il ferro, il grano, il diamante, ecc. è, quindi un valore d'uso, cioè un bene. Questo suo carattere non dipende dal fatto che l'appropriazione delle sue qualità utili costi all'uomo molto o poco lavoro: quando si parla di valore d'uso si presuppone sempre che sia determinato quantitativamente, come una dozzina di orologi, un braccio (corrispondente a cm 66,69) di tela di lino, una tonnellata di ferro, ecc. I valori d'uso delle merci forniscono il materiale di una specifica disciplina, la merceologia . Il valore d'uso si realizza solo nell'uso, cioè nel consumo. I valori d'uso formano il contenuto materiale della ricchezza, qualunque sia la sua forma sociale. Nella forma di società che noi dobbiamo esaminare essi sono nello stesso tempo i depositari materiali del valore di scambio.Il valore di scambio si mostra dapprima come il rapporto quantitativo, come la proporzione nella quale valori d'uso di un tipo si scambiano  con valori d'uso d'altro tipo, e tale rapporto muta in continuazione coi tempi e coi luoghi. Per questo il valore di scambio sembra qualcosa di casuale e semplicemente relativo, come valore di scambio intrinseco, immanente alla merce ('valeur intrinsè-que') , quindi come una 'contradictio in adjecto' [contraddizione nell'attributo]. Consideriamo la cosa più dappresso. Una data merce. p. es. un quarter (Corrispondente a 28 libbre,o  Kg 12,700)di grano, si scambia con X lucido da stivali o con Y seta, o con Z oro ecc., in breve si scambia con altre merci nelle proporzioni più diverse. Quindi il grano ha, invece che uno solo, molteplici valori di scambio. Ma giacché X lucido da stivali, Y seta, e Z oro ecc. è il valore di scambio di un quarter di grano, X lucido da stivali, Y seta, Z oro ecc. debbono essere valori di scambio che si possano sostituire l'un l'altro o di grandezza identica tra loro. Quindi ne deriva: innanzitutto che i valori di scambio validi nella medesima merce esprimono la stessa cosa, e poi che il valore di scambio può essere in generale solo il modo di espressione, la <<forma fenomenica>> di un contenuto da esso distinguibile.                                                                                                                                                                   

Continua............

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