L'ASSOCIAZIONE FORZATA IN SINDACATI

Pubblicato il da giornaleproletariogarfagnino

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L'ASSOCIAZIONE FORZATA IN SINDACATI

La cartellizzazione forzata, cioè l'associazione forzata, per esempio di industriali, in sindacati capitalistici, è già stata praticamente applicata dalla Germania. Anche qui non vi è nulla di nuovo. Anche qui, per colpa dei socialisti-rivoluzionari e dei menscevichi, noi assistiamo alla più completa stagnazione della Russia repubblicana, che codesti poco onorevoli partiti "intrattengono" con lo spettacolo della quadriglia da essi danzata ora con i cadetti, ora con i Bublikov, ora con Terestcenko e Kerenski.

La cartellizzazione forzata è da una parte un mezzo che serve allo Stato per stimolare lo svi-luppo del capitalismo, che conduce, ovunque, dappertutto, all'organizzazione della lotta di classe, all'aumento del numero, della varietà e dell'importanza dei sindacati capitalistici. Ma dall'altra parte questa "cartellizzazione" forzata è la necessaria condizione preliminare di ogni controllo serio e di ogni risparmio del lavoro del popolo.

La legge tedesca obbliga per esempio i padroni delle concerie di una determinata località o di tutto il paese ad organizzarsi in sindacato; un rappresentante del governo inoltre fa parte del consiglio di amministrazione di questo sindacato per esercitarvi un controllo. Tale legge, direttamente, di per sé, non intacca in alcun modo i rapporti di proprietà, non toglie nemmeno un copeco a nessun proprietario e non decide ancora se il controllo dovrà essere esercitato nelle forme, nel senso, nello spirito burocratico-reazionario o democratico-rivoluzionario.

Tali leggi potrebbero e dovrebbero essere promulgate da noi immediatamente, senza per-dere nemmeno una settimana di tempo prezioso, e lasciando che la situazione sociale stessa determini le forme più concrete per la loro applicazione, la rapidità della loro applicazione e i mezzi per controllarla, ecc. Per promulgare una tale legge lo Stato non ha bisogno né di un apparato speciale, né di ricerche speciali, né di qualsiasi studio preliminare. Occorre semplicemente che sia deciso a rompere con certi interessi privati dei capitalisti che "non sono abituati" a una simile ingerenza nei loro affari, che non intendono perdere i soprapprofitti che una gestione all'antica, oltre alla mancanza di controllo, assicura loro.

Non occorre nessun apparato, nessuna "statistica" (che Cernov vorrebbe sostituire all'ini-ziativa rivoluzionaria dei contadini) per promulgare una tale legge, perché la sua applicazione dovrà essere affidata ai fabbricanti e agli industriali stessi, alle forze sociali esistenti, dovrà avvenire sotto il controllo delle forze sociali (cioè non governative, non burocratiche), anch'esse esistenti, ma che devono assolutamente appartenere ai cosiddetti "strati inferiori", cioè sfruttatori per la loro attitudine all'eroismo, all'abnegazione, alla disciplina fraterna.

Supponiamo che da noi esista un governo veramente democratico e rivoluzionario e che es-so decreti: è fatto obbligo a tutti i fabbricanti e a tutti gli industriali di ogni ramo della produzione che occupano, poniamo, almeno due operai, di raggrupparsi immediatamente in associazioni di distretto e di governatorato. La responsabilità di una rigorosa applicazione della legge ricade innanzitutto sui fabbricanti, sui direttori, sui membri dei consigli di amministrazione, sui grandi azionisti (poiché sono loro i veri capi dell'industria moderna, i suoi veri padroni). Nel caso in cui essi si rifiutassero di cooperare all'applicazione immediata della legge, verrebbero considerati come disertori del servizio militare e come tali puniti, rispondendo con i loro beni in base al principio della responsabilità collettiva, uno per tutti, tutti per uno. La responsabilità ricade inoltre su tutti gli impiegati, obbligati anch'essi a formare un unico sindacato, e su tutti gli operai raggruppati nel loro sindacato. La "cartellizzazione" ha per scopo di istituire una contabilità il più possibile completa, rigorosa e particolareggiata, e soprattutto di coordinare le operazioni per l'acquisto delle materie prime, per lo smercio dei prodotti, per il risparmio delle risorse e delle forze del popolo. Grazie al raggruppamento in un solo sindacato delle aziende sparse, quest'economia raggiungerebbe immense proporzioni, come c'insegnano le scienze economiche, come ci mostra l'esempio di tutti i sindacati, cartelli e trust. Inoltre, lo ripetiamo ancora una volta, questa cartellizzazione di per sé non cambia di un iota i rapporti di proprietà e non toglie neppure un copeco a nessun proprietario. Questo è un fatto che va particolarmente sottolineato, dato che la stampa borghese "spaventa" di continuo i piccoli e i medi padroni, dicendo loro che i socialisti in generale, e i bolscevichi in particolare, vorrebbero "espropriarli ". Quest'affermazione è una menzogna patente, perché i socialisti, anche nel caso di una rivoluzione socialista completa, non vogliono, non possono espropriare e non esproprieranno i piccoli contadini. Noi parliamo invece sempre e unicamente dei provvedimenti più indispensabili e urgenti che sono già stati presi nell'Europa occidentale e che una democrazia più o meno conseguente dovrebbe prendere immediatamente da noi per lottare contro la catastrofe imminente che ci minaccia.

L'associazione dei piccoli e piccolissimi padroni in sindacati incontrerebbe serie difficoltà di carattere tecnico e culturale, dato l'estremo frazionamento delle loro aziende, la tecnica primitiva di queste ultime, l'analfabetismo o la poca istruzione dei loro proprietari. Ma proprio queste aziende potrebbero non essere contemplate da questa legge (come si è già detto nell'esempio ipotetico da noi riportato più sopra); e la loro mancata associazione, e a maggior ragione il loro ritardo nell'associarsi, non potrebbero rappresentare un ostacolo serio, poiché l'immenso numero di piccole aziende ha una funzione minima nel volume globale della produzione, nell'economia nazionale in generale; e per di più esse dipendono spesso in un modo o nell'altro dalle grandi aziende.

Solo le grandi aziende hanno un'importanza decisiva; e qui esistono i mezzi tecnici e cultu-rali e le forze necessarie per la "cartellizzazione"; quel che manca perché questi mezzi e queste forze vengano messi in moto è l'iniziativa di un potere rivoluzionario, iniziativa ferma, risoluta, di una severità implacabile verso gli sfruttatori.

Più il paese è povero di forze tecnicamente istruite, e in generale di forze intellettuali, più è urgente la necessità di decretare nel modo più rapido e risoluto la cartellizzazione forzata, di cominciare ad attuarla dalle grandissime e grandi aziende, perché appunto la cartellizzazione economizzerà le forze intellettuali e darà la possibilità di utilizzarle pienamente e di ripartirle razionalmente. Se persino i contadini russi, nei villaggi più remoti, sotto il governo zarista, nonostante le migliaia di ostacoli che venivano loro opposti, dopo il 1905 seppero fare un grande passo avanti nella creazione di associazioni di ogni genere, è ovvio che il raggruppamento delle grandi e medie aziende industriali e commerciali potrebbe essere attuato in pochi mesi, e anche più rapidamente, a condizione che esse vi fossero costrette da un governo veramente democratico-rivoluzionario, che poggi sul sostegno, sulla partecipazione, sugli interessi, sul vantaggio delle "classi inferiori", della democrazia, degli impiegati, degli operai, e che chiami queste forze a esercitare il controllo.


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