La lotta e le sue ragioni

Pubblicato il da giornaleproletariogarfagnino

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Paolo Ferrero, sul sito di Rifondazione Comunista, nel suo commento "Una manovra costituente", definisce tale manovra come "una grande rivoluzione conservatrice che usa il potere dello Stato per stravolgere i rapporti tra le classi sociali e uscire dal compromesso democratico che ha caretterizzato il secondo dopoguerra".

 

Ci sorgono due riflessioni:

La prima sulla "grande rivoluzione conservatrice". Ferrero si è svegliato ora? Non si era accorto che questa rivoluzione conservatrice è iniziata vent'anni fa? (facendo riferimento solamente all'ultimo periodo). Tutti i peggiori provvedimenti varati dai due governi Prodi sulle privatizzazioni, sulle regalie a Confindustria - Banche - Vaticano, sul finanziamento alle missioni di guerra, ecc., ecc., e tutte le modifiche e stravolgimenti operati sulle conquiste del passato, sulle pensioni, sul lavoro, sulla sanità, sulla scuola, ecc, hanno avuto il totale appoggio di Rifondazione Comunista; e siccome Ferrero, nel 2006/2008 ha addirittura ricoperto anche la carica di ministro, evidentemente non dormiva affatto ma era ben sveglio e, poiché non crediamo alla beata ingenuità di un ministro, sapeva benissimo che quei provvedimenti rischiavano di fare da apripista a quel massacro sociale che ora viene denunciato.

 

La seconda, molto sinteticamente, di tipo più generale. Noi pensiamo che un Comunista non possa e non debba parlare in maniera positiva di quel "compromesso democratico che ha caratterizzato il secondo dopoguerra". Noi pensiamo che quel compromesso sia andato contro le ragioni e l'essenza di un partito comunista, cioè di un Partito Rivoluzionario. L'attuale debolezza del movimento Comunista è figlia proprio di quell'estenuante compromesso che per decenni ha caratterizzato l'azione dei suoi dirigenti; anche nei momenti più alti del conflitto politico e sindacale, si è sempre cercato di circoscrivere e limitare l'azione di protesta e di lotta, di ricondurla nell'ambito del politicamente corretto. E questo ha fiaccato nel tempo la spinta rivoluzionaria fino a portarla alla quasi nullità dei nostri giorni.

 

E allora, caro Ferrero, non è soltanto "contro questa manovra (che giustamente) occorre costruire il massimo di opposizione possibile" ma, in maniera ancor più drastica, è necessario rivolgerla anche e soprattutto contro il capitalismo e contro quel sistema pseudodemocratico borghese che, attraverso "il potere dello Stato", gli fa da perfetto involucro protettore. Una opposizione che deve tradursi in una lotta nelle fabbriche, nelle scuole, nelle piazze, in cui è necessario far convergere e coinvolgere tutte le forze sindacali, sociali, di movimento. Solo così è possibile sconfiggere quella "ideologia dominante" che si piega al potere del Capitale, dei Mercati e dell'Europa monetaria e che ha portato non pochi cittadini e non pochi lavoratori alla apatia e all'ignavia.

 

Per quanto ci riguarda, crediamo che un Partito che voglia definirsi Comunista, non possa prescindere da queste finalità. Il Partito Comunista dei Lavoratori, trae la sua ragion d'essere da queste ragioni e da questa prospettiva, pertanto farà la sua parte in ogni occasione in cui le sue forze glielo potranno consentire.

 

SEMPRE E COMUNQUE DALLA PARTE DEI LAVORATORI.

 

Mario Capecchi

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