Garfagnana: "Basta con il sacrificio di molti, per il bene di pochi!"

Pubblicato il da giornaleproletariogarfagnino

odo di classe

 

 

Con l'intento di dare una spiegazione alla classe sociale del proletariato, in un articolo precedente, abbiamo pubblicato su questo giornale la definizione data da uno dei due luminari del Comunismo Scientifico, Engels.

Il filosofo tedesco dice che il proletariato è quella classe sociale che trae ilo suo unico sostentamento dalla vendita del proprio lavoro e non dal profitto di un capitale qualsiasi.

A fronte di questa indiscutibile definizione, anche se i tempi e i modi di produzione sono cambiati, non alterano però questa descrizione, ci sorge spontanea un'affermazione: "La Garfagnana è sicuramente di gran lunga popolata da un numero sproporzionato di proletari !"

Cosa significa questo?

Significa che per svariati decenni il popolo garfagnino è stato, è lo è tutt'ora, sottomesso da un risibile numero di imprenditori, o meglio, padroni.

Tutto ciò è avvenuto tramite un processo borghese che ha costruito la sua roccaforte attraverso una politica demagogica, edificandosi per mezzo di una cerchia di personaggi corruttibili e servi della causa.

Questi personaggi governano i nostri comuni, la nostra provincia, la nostra regione, e non fanno altro che lavorare a fondo per poter alimentare questo sistema, e gli schieramenti politici a cui appartengono palesano il tutto attraverso una politica nazionale che vara finanziarie "lacrime e sangue" a ripetizione.

 

 

Governo e opposizione legati da un comune progetto: il dominio e la salvaguardia del potere bancario.

 

Che cos'è il debito pubblico? 

L'esplosione del debito pubblico trova la sua causa nello sfinimento del boom economico del dopoguerra; tale sviluppo economico fu nutrito dapprima dalla ricostruzione, ed in seguito dalle spese militari della guerra fredda.

Tutto ciò permise sia agli USA che all'Europa di ridurre progressivamente il debito pubblico accumulatosi durante la guerra.

Questo scenario mutò radicalmente con la crisi recessiva internazionale alla metà degli anni '70.

Per poter ostacolare la caduta del saggio di profitto, i governi vararono una politica economica di riduzione progressiva delle tasse a favore del capitale: rendite, profitti, patrimoni (Reganismo e Teacherismo).

Inevitabilmente furono le classi subalterne a dover pagare di propria tasca il beneficio dei possidenti, avviando così il processo di compressione delle protezioni sociali acquisite, in varie forme, nel ciclo precedente.

Fu questo che comportò, non un rilancio dell'economia capitalista, ma un dissesto dei bilanci pubblici che dagli anni ?80 videro una diffusa impennata del debito pubblico.

Gli acquirenti dei titoli di Stato sono sempre i più grandi potentati industriali e finanziari, il pagamento del debito pubblico si riduce al pagamento degli interessi alle banche, alle assicurazioni, ai capitalisti.

L'incremento del debito pubblico è nient'altro che la crescita del versamento di denaro pubblico nelle tasche delle classi sociali dominanti.

Naturalmente tutto questo grosso carico fiscale viene pagato dalle classi subalterne, con un nuovo e ripetuto sacrificio economico.

 

 

Crisi capitalistica e debito sovrano. Cresce la rapina al servizio delle banche (di Marco Ferrando)

 

"Questo meccanismo infernale ha ricevuto una spinta ulteriore e abnorme proprio dalla grande crisi capitalistica internazionale iniziata nel 2007.

Cosa è successo? E' successo che la crisi di sovraproduzione mondiale e il crollo della piramide finanziaria hanno scosso alle fondamenta il sistema bancario internazionale, a partire dagli USA. Gli stessi Stati e governi che per anni avevano cantato (ipocritamente) le lodi del liberismo quando dovevano giustificare tagli sociali alla povera gente, sono accorsi precipitosamente al capezzale delle banche versando loro una massa gigantesca di risorse pubbliche: pagate da un nuovo e più pesante attacco a sanità, pensioni, istruzione, lavoro, ma anche da una crescita enorme del debito pubblico.

Cioè da un nuovo massiccio indebitamento dello Stato presso banchieri e capitalisti. E qui viene il bello: larga parte dei soldi regalati dello Stato a capitalisti e banchieri sono stati da questi investiti non in produzione e lavoro (data anche la crisi di sovraproduzione), ma nell'ennesimo acquisto di Titoli di Stato, cioè nel debito pubblico. Ecco allora la contaddizione esplosiva: da un lato i bilanci pubblici sono sempre più dissestati dall'aiuto statale ai banchieri; dall'altro i banchieri, acquirenti dei Titoli di Stato (coi soldi regalati dallo Stato) pretendono da quest'ultimo assoluta certezza di pagamento degli interessi pattuiti. E dunque una politica di maggiore "rigore" della finanza pubblica. ecco ciò che si chiama "solvibilità dello Stato": l'affidabilità dello Stato nel pagamento dei banchieri. E come fa lo Stato a conquistarsi tale affidabilità? Approfondendo sempre più la rapina sociale commissionata dalle banche contro i lavoratori e la maggioranza della società. Una rapina che oggi conosce, in America come in Europa, una drammatica intensificazione. Sotto i governi di ogni colore. E con un'ampia corresponsabilità bipartisan."

 

 

Tutto questo determina il momento politico attuale, dove governo e "opposizione" cercano un comune percorso che conduca alla salvaguardia del potere bancario.

E allora che cosa fare?

Non esistono svariate soluzioni, ma bensì una sola: scardinare "opposizione" e governo, i quali passeggiano mano nella mano ostacolandosi solamente per la presa del potere, non certo per un progetto politico.

Per far si che tutto ciò avvenga è necessario abbandonare l' "opposizione" parlamentare, confluendo in un unico fronte di lotta proletario e popolare.

E' il momento di dire basta a questo massacro della classe operaia, degli studenti, dei pensionati, del diritto e dell'immagine femminile; è giunta l'ora di far emergere la vera forza popolare, è arrivato il momento di opporsi a questo regime compartecipato da governo e "opposizione".

Come in tutto il paese, anche la Garfagnana deve svegliarsi e ribellarsi a questo sistema strutturato sul sacrificio di molti, per il bene di pochi!

 

Ferri Alessandro

 

 


 

Commenta il post